Oggi lo sfruttamento è limitato e ci sono poche cave attive. Uno dei motivi è che il trasporto costa molto dal momento che le cave si trovano per la maggior parte in luoghi impervi. La pietra dolomia si può trovare nella valle Agordina e presenta diverse colorazioni dal bianco al grigio a seconda dei punti di estrazione, la pietra dolomia nera invece si è esaurita. Questa pietra è adatta sia a rivestimenti interni che esterni essendo resistente agli agenti atmosferici e all’acqua. Negli anni venne usata fin dai tempi antichi e ne abbiamo testimonianze dalle semplici acquasantiere delle Chiese di paese così come nei portali che portano i segni del tempo. Una preziosa testimonianza dell’utilizzo della pietra dolomia la troviamo nella Villa Crotta ad Agordo che si trova al centro dell’attuale nucleo urbano in un vasto spazio pubblico. La villa Crotta de’ Manzoni subì nel tempo diverse modifiche e ampliamenti. Alessandro figlio di Giovanni Crotta, completò il palazzo arricchendolo con un parco giardino verso il 1692. Nel giardino interno, su larghe basi, sono rappresentate divinità pagane e personaggi mitologici realizzati in pietra dolomia, così come il portico con colonne bugnate, i portali con mascheroni e alcuni elementi di facciata.
Le sculture conosciute come i Pop o mut del Grota, si trovano anche lungo i pilastri del giardinetto esterno che si affaccia a Piazza libertà e rappresentano figure in abiti del 500/600 e divinità pagane ispirate ai canoni di bellezza rinascimentale. Come risulta da documenti dell’architetto Giuseppe Segusini (1801-1876), nella produzione di opere di una certa importanza artistica, veniva seguito un processo secondo un iter metodico: la pietra estratta veniva sbozzata nella cava da i tagliapietre comuni. Dopo il trasporto, i blocchi sgrezzati erano lavorati da i tagliapietre e assistenti, tenendo conto della difficoltà della lavorazione. La parte ornamentale era invece affidata ad uno scalpellino di ornamenti sul modello fornito da architetto. Un atto commerciale del 1692 ricorda la fornitura da parte degli scalpellini locali di pietre adatte per scolpirvi le statue della Villa e compare un nome di un artista di nome Lombardo, forse lo stesso che operò per il progetto del Duomo di Belluno.
La storia ci insegna che il disegno delle opere veniva dunque affidato ad un architetto mentre agli scalpellini specializzati spettava il compito della fedele realizzazione. Anche oggi il processo è praticamente lo stesso, agevolato senza dubbio da moderni strumenti e macchinari elettronici. Tra gli addetti ai lavori è rimasto infatti lo stesso modo di dire che si è tramandato negli anni: “è meglio la pietra degli architetti perché la pietra non si lamenta!” Oggi la ditta che estrae e lavora questa pietra si chiama S.E.V.I.S. e realizza opere di grande pregio architettonico nei rivestimenti interni ed esterni. Per recuperare tutto il materiale della cava che alla volte si presenta anche in piccole dimensioni, la ditta ha prodotto un nuovo materiale dal nome agglomerato di pietra Dolomia (marmo cemento).
L’agglomerato di pietra Dolomia è un impasto omogeneo di alta qualità, vibro compattato in blocchi da cm 253 x cm142 x cm 80. I suoi componenti sono semplici e naturali granulati di Dolomia, acqua e cemento portland 52,5. Le lastre ottenute dal blocco si possono lavorare con diverse finiture come la pietra. È interessante notare come questo materiale naturale si sposi bene sia in un contesto di tipo alpino sia in ambienti più moderni. Particolari alcune soluzioni adottate per i bagni realizzati molto spesso con finitura a stuccato: per rendere la pietra più impermeabile e per motivi di ignee si usa uno stucco cementizio o una resina in modo tale da coprire tutti i fori. Alla fine la pietra può essere spazzolata o tirata a lucido. Un’altra particolare finitura che ne esalta la materia è la sabbiatura che mette in evidenza la porosità di questa pietra andando a scavare nei fori e nei minimi particolari della pietra donando un effetto opaco, naturale e ruvido al tatto. Grazie alle sue proprietà antiscivolo la pavimentazione sabbiata viene utilizzata principalmente per gli esterni.
In Alpago è ancora possibile trovare dei trovanti anticamente conosciuti come “pietra canterina” di grana molto fine che risulta particolarmente adatta per la realizzazione di sculture e manufatti artistici. Quando si ottengono dei pezzi interessanti vengono messi da parte per i numerosi artisti locali. Tra i maggiori estimatori vi è il maestro Franco Fiabane, artista bellunese, che lavora la pietra da oltre 60 anni realizzando magnifiche sculture come la via Crucis della Chiesa della Madonna di Lourdes in Nevegal. Il maestro ama chiamarla “pietra di Sant’Anna” dal nome del borgo che ospitava l’antica cava.
La “Pietra Dolomia” è coltivata in una cava in località “I Piegn” in Comune di San Tomaso Agordino. In questa zona il versante è costituito da accumuli di frane antiche che comprendono, assieme a depositi detritici, grossi blocchi lapidei caduti dai pendii soprastanti.
Si tratta, a livello litostratigrafico, di rocce riferibili alla Formazione della “Dolomia del Serla”, in questo settore della Valle del Cordevole seguita al tetto dalla Formazione di “Livinallongo” e alla base dal Conglomerato di “Richtofen” e dalla Formazione di “Werfen”, del Triassico, con i seguenti caratteri litologici: